Mare?

Quando ero più piccola d’estate non andavamo mai in vacanza, restavamo in città. Mia madre lavorava e io, non avendo scuola, spesso gironzolavo per il quartiere insieme al mio piccolo cane nero. La mamma ovviamente mi immaginava buona buona a casa a guardare felice Tonio Cartonio e Lupo Lucio alla Melevisione. Una volta, tornando prima del solito a casa, si accorse che non era esattamente come pensava! “Mia figlia è una randagia!”. Arrabbiatissima decise quindi di rompere le scatole a mia nonna implorandola di portarmi con lei, al mare.
Avevo nove anni e il mare non l’avevo mai visto.
Partimmo in macchina da Torino, direzione Liguria. Quando tra i tornanti d’asfalto improvvisamente apparve l’immensa distesa d’acqua, mio nonno si mise a urlare felice, sporgendo il braccio oltre il finestrino abbassato per indicarla: “Guarda, guarda, ecco il mare!”.
Ma in realtà, la nostra meta era tutt’altra!
Il posto in cui mia nonna affittava ogni anno la solita casa, dicendo di “andare al mare”, era in realtà decisamente in montagna! Questo microscopico paesino si chiama Isolabona, provincia di Imperia, 20 minuti di macchina dal mare vero. Passeggiando per i suoi stretti vicoli, chiamati carrugi (o caruggi, come si preferisce!), si ha la netta sensazione di essere stati improvvisamente teletrasportati nel bel mezzo del medioevo. Isolabona porta questo nome dall’unione di isola, perché sorge su un’isolotto circondato dal fiume Nervia, e bona, per la sua tranquillità. È collegata alla terraferma da un bel ponte di pietra, dove le rondini hanno l’abitudine di fare il nido. Ogni volta che si passava per il ponte loro attaccavano. Scendevano in picchiata sfiorandoti la testa con il becco, gridando furiose. Erano chiaramente indispettite da tutto questo andirivieni umano!
Trascorrevo i miei giorni a Isolabona percorrendo le stradine a bordo di una vecchia bicicletta che avevo trovato dentro la casa affittata da mia nonna, forse un tempo era stata verde! Molte di queste strade, però, finivano a strapiombo sul fiume, quindi pensandoci meglio credo di aver rischiato di farmi abbastanza male, ma ne sarebbe comunque valsa la pena, era divertentissimo! 
Non c’erano bambini a Isolabona, ma moltissimi animali: gattini che dormivano nei vasi di fiori, cani che rotolavano per le discese azzuffandosi, addirittura un merlo indiano che tutti dicevano appartenesse ad una strega e un pappagallo grigio e rosso di una signora francese che abbaiava ogni volta che incontrava un cane, prendendolo in giro.
Io avevo fatto amicizia con un enorme pastore tedesco di nome Zar, spesso passavo a chiamarlo nella casa in cui abitava con il suo padrone, molto amico dei miei nonni, e insieme ci divertivamo a cacciarci nei guai. Andavamo per i sentieri di montagna a cercare cinghiali, provavamo a nasconderci nel carretto di frutta e verdura che ogni mattina arrivava in paese sperando di riuscire a farci trasportare fino a Dolceacqua, il borgo più vicino, oppure più semplicemente esploravamo ogni angolo di quel posto bellissimo. Ciò che però preferivamo era sicuramente seguire lo scorrere del fiume arrivando fino al Lago della Madonna. Allora ci tuffavamo, lui con tutti i peli io con tutti i vestiti, e tentavamo di catturare anguille. Quando eravamo stufi zampettavamo nella piazza principale, l’unica, e ci sdraiavamo al centro aspettando che il sole fosse così gentile da asciugarci!
Gli unici orari che conoscevo erano quelli in cui mia nonna si affacciava dalla terrazza urlando con la sua voce da soprano il mio nome seguito sempre dalla stessa frase: “È pronto in tavola!”. 
Morale della favola, la decisione presa dalla mamma di spedirmi in vacanza coi nonni, nella speranza di farmi controllare, ha solo peggiorato il mio randagismo.
Non posso fare a meno di ringraziarla!


  1. magamago ha detto: io li amo i tuoi racconti, sai? prima ho visto questo ma non avevo tempo di leggerlo, allora ho lasciato tutto aperto … per leggerlo dopo … bello bello … :)
  2. postato da pantherain



19/2/2012 . 8 note . Reblog