Elogio alla bolletta.

Trotterello in posta. La porta scorrevole all’entrata si apre molto lentamente, la attraverso lasciandomi alle spalle l’aria pungente di Febbraio. Mi avvicino alla macchinetta gialla che allegramente sputacchia bigliettini numerati ad ogni tocco. Clicco il pulsante della lettera A, servizi finanziari, e afferro il mio pezzo di carta. Il numero è 165. Alzo gli occhi verso il monitor che con un bip avvisa chi sta in fila dello scorrere dei numeri, lampeggia in rosso il 120. 
Le decisioni da poter prendere in questi casi sono quattro: ti accoccoli da qualche parte e fai qualcosa per far passare il tempo, ad esempio leggi il libro che hai avuto sicuramente cura di portarti dietro (vero?). Attendi pazientemente il tuo turno osservando le persone che si ritrovano a fare la fila insieme a te, immaginandone l’esistenza. Esci sbrigando le altre faccende per poi tornare quando avrai finito, sperando di essere ancora in tempo. Scappi urlando senza voltarti indietro.
Io di solito mischio la prima e la seconda!
Esco all’aria aperta e mi siedo sul muretto subito accanto all’entrata della posta, ormai ci sono affezionata, è dove mi fermo a leggere ogni volta che aspetto il mio turno per pagare le bollette. Si trova all’incrocio di due strade, quando ti ci siedi immancabilmente ti sfilano davanti agli occhi moltissimi individui tra i più disparati. È sicuramente un bel posto dove aspettare, potrei starci tranquillamente ore!
Oggi, mentre rovisto nella borsa cercando il libro di letteratura comparata, vedo zampettarmi davanti due ragazze che ridacchiano complici strattonandosi a vicenda per le braccia, un ragazzo che tiene aperta in mano una cartellina verde da cui spuntano fogli che osserva con sguardo preoccupato, una bimba che canta la sigla di Dragon Ball Z correndo a zigzag sul largo marciapiede, mentre suo padre sorridendo le chiede: “Che canti amore?”, un bassotto fulvo che con noncuranza mi passa sui piedi e una bassa signora ben vestita che sembra parlare da sola. Mi si ferma davanti aspettando che il semaforo per attraversare torni verde, a tapparle le orecchie ha degli auricolari appartenenti sicuramente ad un cellulare. È chiaramente arrabbiata, gesticola brusca mentre litiga con non so chi, ogni tanto sembra accorgersi di star sbraitando, quindi china la testa per avvicinarla al microfono appuntato sulla giacca marrone e tenta di contenersi, ma non ci riesce mai troppo a lungo!
Poi scatta il verde, lei attraversa e io inizio a leggere. 
Ogni tanto mi alzo per controllare l’avanzare dei numeri rossi sul monitor, quando manca poco al mio turno rientro nel tepore della posta e aspetto. Dopo quasi tre anni riconosco tutti quelli che ci lavorano. Mi è molto simpatica la signora Alice, un donnone gigantesco coi capelli lisci tinti di biondo platino. A prima vista forse può intimorire, col suo sguardo severo, invece è sicuramente la più simpatica. Poi viene Simone, tra tutti il più giovane, ha una voce davvero particolare, ascoltarlo parlare dei vantaggi della postepay causa attacchi di sonno improvvisi. Ma il mio preferito rimane il Direttore. Assomiglia moltissimo al Mago Merlino della Disney, parla e si muove alla stessa maniera, è solo intrappolato in una giacca grigia. Personalmente lo vedo benissimo infilato in un costume a fiori, a bere latte di cocco sulla spiaggia di Honolulu.
Mentre sono immersa in questi miei pensieri improvvisamente fa la sua apparizione all’interno della posta un enorme cane nero, più precisamente un alano. Trascina sbavacchiando un omino dall’età indefinibile, tra i settanta e i mille anni, che ride implorando la bestia di smetterla di tirare. Io sono la prima che il cane incrocia, mi si ferma davanti puntandomi il naso verso la faccia: “Bau!”, dico sorridendo.
Il puledro travestito da cane scodinzola. 
Facciamo amicizia, è una femmina di circa un anno, il nome inciso sulla piastrina del collare dice che si chiama Aidia: “È palindromo!”, mi confida l’anziano ammiccando. Aidia è irrequieta, si muove nel piccolo ufficio postale stracolmo di persone attirando sguardi irritati. L’omino dovrebbe aspettare trenta numeri prima del suo turno, a me ne mancano tre.
“Se si fida a darmi quello che deve pagare faccio io!”, dico.
Il vecchietto sballottato dallo strattonare di Aidia mi guarda sorpreso, accetta molto volentieri ringraziandomi, poi mi da in mano soldi e bolletta.
Pago il tutto, consegno il resto e insieme usciamo.
Camminiamo per un pezzo di strada fianco a fianco, l’omino passa il tempo a borbottare esclamazioni, è molto simpatico, addirittura ad un tratto mi porge il guinzaglio concedendomi di provare l’ebrezza del farmi portare a spasso da un alano nero gigante col nome palindromo! 
Infine le nostre strade si dividono.
Saluto Aidia tirandole piano un orecchio e il vecchietto con un sorriso, poi vado. 
L’ho già detto che a me andare in posta piace? 


  1. dapa ha detto: Hai dimenticato la decisione più frequente: rimanere immobili a fissare il vuoto fino al tuo numero, a volte oscillando.
  2. magamago ha detto: dahahaahah no vabè, allora . tu che trotterelli in posta è una scena molto comica … e poi tu secondo me nella tua vita precedente eri un cane, non ci sono altre spiegazioni XD XD
  3. postato da pantherain



20/2/2012 . 10 note . Reblog