Tempo: la durata misurabile di tutto ciò che è.
Nel mondo in cui viviamo sembra che il tempo non sia mai abbastanza. Tutto deve essere fatto velocemente, di fretta. Le persone si ritrovano a scandire le loro giornate a suon di quelli che chiamano “impegni”: lavoro, palestra, compere, cena con gli amici, ecc. In questo modo succede che, senza accorgercene, il nostro tempo non lo scandisce più veramente il tempo, ma i nostri impegni. Corriamo per riuscire a districarli tutti, lamentandocene in continuazione.
Ma come ci si può lamentare di un qualcosa che ci siamo imposti da soli?
Creiamo le nostre giornate, le sezioniamo, distribuiamo il nostro tempo basandoci su ciò che altri ritengono importante, tralasciando quello che lo è per noi. Perdiamo l’individualità per perseguire un obiettivo comune.
Chi lavora si ritrova ricco di beni materiali, ma povero di tempo. Il signor Robert Reich, un tempo ministro del lavoro degli USA, ne è un esempio. Un giorno diede le dimissioni. Considerava il suo lavoro il più bello del mondo, ma si era reso conto di star dedicando il suo tempo solo ed esclusivamente a quello: “Avevo perso il contatto con la famiglia, vedevo poco mia moglie e i miei due figli. Avevo perso contatto con i vecchi amici. Cominciavo perfino a perdere contatto con me stesso…”. In un mondo dove i soldi sono tutto, si attribuisce anche al tempo un’importanza economica: il tempo è denaro! È praticamente impossibile non diventare schiavi dell’orologio. Si cerca di tenere il tempo sotto controllo, ci si impone di correre più in fretta con la convinzione che in questo modo sia possibile riuscire a ritagliarsi un piccolo pezzetto di tempo che amiamo chiamare “tempo libero”, ma anche riuscendo ad averne almeno un po’ ne siamo comunque insoddisfatti. In realtà correre più in fretta porta solo a correre più in fretta.
Preoccupandosi di non perdere nemmeno un secondo, si rischia di smarrire molto di più.
Se davvero il tempo è la durata misurabile di tutto ciò che è, perché allora lo usiamo solo per misurare ciò che invece non è?
Ho sempre visto le persone attorno a me decidere di correre, lamentandosi poi di star correndo.
“Allora perché non ti fermi?”, chiedevo. Ma erano sempre troppo veloci per riuscire a sentirmi, o per potermi rispondere.
Osservando il rapporto degli altri col tempo inevitabilmente anche io ho iniziato a dargli un valore, un valore contrario a ciò che vedevo. Quello del perderlo.
Così, ai miei occhi, niente è diventato più importante del fermarsi dal rincorrere i propri impegni per buttar via un po’ del proprio tempo dedicandolo ad altro. La più grande dimostrazione d’affetto che io riesca a immaginare è decidere di perdere del tempo con qualcuno, qualcuno che non è parte dei tuoi impegni.
Questo io misuro, perché questo ai miei occhi è tutto ciò che è.
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